Dentro un progetto TSW: dall’ascolto delle persone, alle decisioni strategiche

Come trasformiamo ascolto, ricerca e dati in decisioni progettuali concrete

 

Eye-tracking

Spesso le aziende arrivano da noi con un’esigenza definita: ridisegnare un sito, migliorare un’app, aumentare la visibilità di un brand, rendere più efficace un percorso di contatto.

Prima di intervenire su un’interfaccia, un contenuto o una strategia, però, per noi è importante comprendere il contesto: che cosa vivono le persone quando incontrano un brand, utilizzano un prodotto o un servizio, attraversano uno spazio?

È da qui che parte il nostro lavoro: ascoltare, osservare e misurare per raccogliere evidenze capaci di orientare le decisioni progettuali.

Dal contesto alla soluzione con la ricerca UX: Armani

Ogni progetto parte da un obiettivo di business: aumentare le conversioni, rendere più chiara un’offerta, consolidare il posizionamento, migliorare un’esperienza o comprendere come un brand viene raccontato dall’intelligenza artificiale.

Ma obiettivi simili possono richiedere risposte molto diverse a seconda delle persone, del mercato e del momento dell’esperienza. Per questo costruiamo percorsi di ricerca e progettazione combinando metodi e competenze in base al contesto.

Nel progetto di ricerca UX internazionale per Armani, per esempio, abbiamo osservato come persone appartenenti a mercati diversi vivevano l’esperienza digitale del brand. Attraverso i test abbiamo approfondito il modo in cui navigavano il sito, comprendevano i contenuti e rispondevano agli elementi visivi, facendo emergere frizioni di usabilità e aspetti legati alla percezione del brand.

Le evidenze raccolte ci hanno permesso di individuare e organizzare le priorità di intervento, distinguendo gli interventi più immediati dalle questioni strategiche e dagli aspetti che richiedevano ulteriori approfondimenti.

Dall’ipotesi al problema reale: Grimaldi Immobiliare

Un brief definisce un punto di partenza, ma la ricerca può aiutarci a comprendere meglio il problema da risolvere.

Nel progetto di trasformazione digitale per Grimaldi Immobiliare, la sfida era semplificare la ricerca di un immobile e il contatto con le agenzie, garantendo allo stesso tempo un’esperienza coerente in tutta la rete.

Attraverso interviste qualitative, survey e test dell’esperienza abbiamo coinvolto persone interessate a comprare o vendere casa e affiliati del network. Il confronto ha fatto emergere bisogni concreti, come trovare informazioni affidabili sugli immobili, orientarsi più facilmente nella ricerca e contattare rapidamente le agenzie.

Questi bisogni si sono tradotti in scelte progettuali precise: filtri evoluti, una mappa interattiva, notifiche personalizzate, strumenti di contatto più accessibili e un modello modulare per i siti delle singole agenzie.

Le evidenze raccolte hanno orientato anche la progettazione UX, l’accessibilità, la strategia SEO e la governance degli analytics, mettendo in relazione le esigenze delle persone con quelle della rete e del business.

Co-design con gli utenti: Pampers

Coinvolgere le persone prima che le decisioni siano definitive permette di mettere alla prova idee e soluzioni quando possono ancora essere migliorate.

È quanto abbiamo fatto nel percorso di co-progettazione con Pampers e Fater: dai test di usabilità sull’app siamo arrivati a sessioni di co-design con mamme e future mamme, per approfondire contenuti, funzionalità e aspettative sull’esperienza digitale.

Le partecipanti non erano semplicemente destinatarie della soluzione, ma portatrici di esperienze e bisogni capaci di far emergere aspetti difficili da vedere dall’interno dell’organizzazione: una parola poco chiara, un passaggio superfluo, un’esigenza non considerata, un momento di incertezza.

Co-progettare non significa lasciare alle persone la responsabilità di decidere al posto dell’azienda: significa integrare il loro punto di vista con ricerca, competenze specialistiche e obiettivi di business, per orientare meglio le scelte e ridurre il rischio di progettare soluzioni poco utili.

Esperienza fisica e digitale: Salone del Mobile

Nel lavoro svolto per il Salone del Mobile di Milano abbiamo integrato SEO, Digital Analytics e ricerca sensoriale per osservare un’esperienza che si sviluppa prima, durante e dopo l’evento: dalla ricerca di informazioni online alla pianificazione della visita, fino a ciò che accade negli spazi fisici.

L’osservazione in fiera ci ha aiutato a rilevare comportamenti e bisogni, mentre la ricerca psicofisiologica ha permesso di affiancare alle dichiarazioni delle persone segnali legati alla loro risposta agli oggetti e agli ambienti.

Mettere insieme queste prospettive ci ha restituito una lettura più completa dell’esperienza, facendo emergere gli elementi che incidono sull’orientamento, sull’attenzione e sul coinvolgimento.

In questo modo, abbiamo potuto considerare l’esperienza nel suo insieme, mettendo in relazione ricerca online, contenuti, strumenti informativi e spazi fisici.

Brand e AI generativa: Verti Assicurazioni

Oggi l’esperienza di brand passa anche attraverso i sistemi di intelligenza artificiale generativa, che le persone utilizzano per cercare informazioni, confrontare alternative e orientare le proprie decisioni.

Con Verti Assicurazioni abbiamo applicato il nostro metodo Amplif-AI per osservare come il brand viene raccontato negli LLM. Anche in questo caso, però, siamo partiti dalle persone, non dalla tecnologia.

Una prima fase qualitativa ci ha permesso di osservare come le persone utilizzano l’AI nei loro percorsi di scelta, quali domande pongono e quali criteri considerano quando confrontano le offerte. Da qui abbiamo analizzato come Verti viene descritto, a quali attributi viene associato e come si posiziona rispetto ai competitor.

Le evidenze raccolte diventano così una base per orientare la comunicazione: capire quali contenuti aggiornare, quali informazioni rendere più chiare e dove intervenire sulla strategia.

Dalla ricerca UX alle decisioni progettuali

Contesti, strumenti e obiettivi cambiano, ma il principio rimane lo stesso: non partiamo dalla soluzione, partiamo da ciò che dobbiamo comprendere.

Osserviamo ciò che le persone fanno e ascoltiamo ciò che vivono, mettendo queste evidenze in relazione con i dati, le competenze progettuali e gli obiettivi dell’organizzazione.

La ricerca acquista valore quando diventa una decisione: una priorità da affrontare, un contenuto da ripensare, un flusso da semplificare, un servizio da progettare, una strategia da orientare.

È così che ciò che impariamo dalle persone può tradursi in un cambiamento concreto nell’esperienza e, allo stesso tempo, aiutare le organizzazioni a prendere decisioni strategiche più solide.

 

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23 settembre 2026 Giuditta Armiraglio

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