Gilberto Marciano | SEO Specialist & Digital Analyst
02.07 2018

Il Libero Arbitrio: l’Uomo è ancora il centro della Storia, e non verrà spodestato dalle intelligenze artificiali

Miei affezionati lettori, questa che mi accingo a scrivere, vuole essere una breve storia. Ho voluto realizzare uno scritto sul confine, che l’Uomo “Illuminato” (figura antitetica e avversa al popolo) ha voluto avvicinare sempre più alla quotidianità, oltre il quale le intelligenze artificiali permeeranno la vita degli esseri umani sino ad avere il sopravvento sostituendosi gerarchicamente a loro, ricreando quindi quella sorta di equilibrio imposto descritto da George Orwell nel suo romanzo più famoso, 1984. Questo non è un bene, in quanto la centralità dell’Uomo non deve e non dovrà essere messa in discussione, mai.

Siamo oggi di fronte al concretizzarsi di certi mostruosi, abominevoli stereotipi concettuali come il fallimento, seppure accidentale, di determinate funzioni cruciali di certi hardware nel servire l’Uomo, azione che può essere letta come una parabola discendente verso la congiurata distruzione di quest’ultimo in senso letterale e speculativo. I brand creano delle tecnologie, delle intelligenze artificiali, che hanno la recondita pretesa di sostituire l’uomo e la sua volontà (uomo che diventa una sorta di schiavo, un popolino teleguidato), e senza, a monte, una vera e propria interrogazione e coinvolgimento dell’uomo/popolo sul fatto se sia veramente bisognoso di certe forzature tecnologico/concettuali.

Siamo arrivati oggi ad una vera e propria imposizione di una tecnologia maliziosamente intelligente, e di una imposizione di un futuro che pensano (e comunque vogliono farci credere, a tutti i cosi, come un diktat) a noi gradito, un futuro che se invece non stiamo attenti, non sarà nostro, ma loro. Spiegherò, parallelamente, la posizione e la missione di TSW in questo scenario così delicato e imperscrutabile.

(Suggerisco di accompagnare la lettura di questo mio scritto con l’ascolto delle seguenti musiche, in questa sequenza: 1) Signs of life”, dall’album “A momentary lapse of reason” dei Pink Floyd; 2) “World Citizen – I won’t be disappointed/looped piano” dall’album “Chasm” di Ryuichi Sakamoto (lyrics di David Sylvian); 3) “Concerto in do minore per flauto, archi e continuo RV 441” di Antonio Lucio Vivaldi; 4) “Für Alina”, opera pianistica di Arvo Pärt); 5) “An Ending (Ascent) dall’album “Apollo: Atmospheres and Soundtracks” di Brian Eno; 6) IV mov. “Adagietto” (Parte III) della Sinfonia n.5 di Gustav Mahler. Per praticità, ecco playlist.)

Il mare, la notte. Questo giorno inizierà da qui, questa vita proverrà da queste acque. È stato così, fin dall’Inizio. Sorgerà il Sole, io spettatore non so ancora chi sono, da dove vengo, e in che epoca vivo, in quanto non vedo ancora i colori, ed il mio io non è ancora illuminato. L’oscurità, l’acqua, mi riconducono a quella paura arcaica del nulla eterno.

I-Zenborg

[T. Nishimura – fotogramma iniziale da I-Zenborg, tit. orig. Kyoryu Daisenso Aizenborg 恐竜大戦争アイゼンボーグ, lett. “Ai-Zenborg e la Grande Guerra dei Dinosauri”, serie fantascienza/tokusatsu/anime di spessore artistico/filosofico(e filologico)/scientifico diretta da Jyun Oki, Kanji Otsuka, Kiyozumi Fukazawa, Manda Kazuho, Shohei Tojo, Toshihiko Nakashima, 1977/1978]

Dal nulla proveniamo, mentre vi è in me un fuoco dannunziano che non mi permette di credere che vi finiremo nuovamente, in quanto una vera fine non può esistere grazie alla ciclicità del tutto, aria terra acqua fuoco cellula DNA vita io coscienza spirito spazio Terra atmosfera rotazione rivoluzione Sistema Solare Via Lattea SpazioTempo nonSpazio (vuoto) e nonTempo (ora) Universo Toroidale con condizioni al contorno periodiche Curva dello Spazio confine Fine Inizio; ciclicità che nella filosofia Buddhista è delineata dai dodici anelli, detti Nidana, significanti la consequenzialità della vita, concetto tanto più ineludibile quanto è forte il legame dell’Uomo verso le cose del Mondo. Sorgerà il Sole, ma per ora mi trovo ancora qui, di fronte a queste onde del mare, immerso da questa oscurità.

Tra poche ore, qualcosa vedrò, qualche cosa saprò, su chi sono io in che tempo e in che spazio, e su che cosa sta arrivando dal nulla, dalla paura di questo mare notturno. Sorgerà il Sole, e questo timore per il mistero, per il non vedere ancora ciò che avanza, nonostante i miei occhi siano aperti, terminerà, darà spazio a qualcosa, di positivo, o di negativo. È tale la trepidazione per questa attesa, che per un istante ho desiderato non alzarmi più da questa riva, e non uscire più da questa notte, auspicando una cristallizzazione del tempo, perché la quiete della notte da sempre può celarci le nefandezze del mondo, e così sarà fino alla fine dei nostri giorni.

Come spesso avviene, l’animo umano è un crocevia di sensazioni, umori, ed emozioni abbastanza contrastanti (o perlomeno discordanti) tra loro, per cui la paura si accompagna ad una certa eccitazione e piacere, e la trepidazione può sfociare in un procrastinare e prolungare l’attesa anche all’infinito. Sì, a volte è meglio non sapere, non vedere, o rimuovere dalla mente, quello che ci ha riservato, o ci riserverà, la luce del giorno.

Sovente accade che qualcosa di negativo, di maligno, che avevamo ricacciato nei meandri della nostra coscienza, ricompaia dal sottosuolo per attaccarci, e per plagiarci. Il Male (soggettivo, e oggettivo), essenzialmente, compie due azioni su di noi: ci termina, e/o ci manipola. Non è ancora esaurientemente chiaro il perché l’Uomo possa, ad un certo punto, votarsi al male, spesso senza nemmeno esserne cosciente (chiaramente il gioco di una entità maligna, è di non essere identificata, di non palesarsi, bensì di apparire sotto mentite spoglie, come fosse il Bene, e irretirci).

Fatto sta che se il nero (il nulla) è la negazione del bianco (il tutto), ed esiste, e la morte è la negazione illogica della vita, ed esiste ancora (a causa dell’evidente scarsezza di progressi in campo scientifico), è anche vero che allora non possiamo stupirci di fronte al verificarsi delle cose più rincuoranti a pochi centimetri, o addirittura millimetri di distanza da avvenimenti di totale stoltezza o addirittura protesi verso la distruzione, anche personale.

Nature morte au crane

[Paul Cézanne – Nature morte au crane, 1896-1898, olio su tela – Philadelphia, Barnes Foundation]

Errori nelle tappe della civilizzazione

Vi sono indubbiamente alcune falle nella storia delle civiltà, che hanno portato ad un meccanismo, che oggi ereditiamo, asfittico che ci impone di produrre, e vendere, generi merceologici e servizi, ininterrottamente. Perché? Per moltissimi fattori: il sovrappopolamento e il rifuggire dal concetto di Comunismo, nonché la non esuberanza di materie prime, sommata alla diminuzione di maestri artigiani, la sostituzione quindi del baratto con l’oro e il danaro contante ha determinato sempre più il delineamento delle classi sociali ed il gioco dell’esclusività e del Capitalismo.

Appartenere ad una classe sociale, medio-alta, vuol dire quindi possedere un certo capitale monetario e potere sfoggiare un certo tenore di vita, nonché il potersi fregiare dell’acquisto di oggetti pregiati artigianali costosissimi. Il vivere viene regolamentato dalla moneta corrente, quindi tutti, devono avere almeno un lavoratore, o comunque almeno una fonte di reddito sicura, per nucleo familiare. Perché tutti abbiano un lavoro, e guadagnino dei soldi, diventa imprescindibile che ci sia qualcosa da produrre (bene o servizio), e da vendere, da cui la creazione dei cosiddetti “bisogni indotti”.

Si compra forse una vasca idromassaggio per lavarsi? No, e senza una vasca idromassaggio moriremmo? No. Si compra forse uno smartphone di ultima generazione per fare semplicemente delle telefonate? No, e saremmo realmente perduti senza possederne uno? No.  Si compra forse una crociera in nave per recarsi semplicemente da un luogo ad un altro? No, e senza aver fatto una crociera ci sentiremmo dei primitivi ignoranti? Certamente No.

Il vero problema giunge quando si va in sovrapproduzione, ovvero quando la produzione continua linearmente ma la domanda flette per X motivi, uno dei più comuni dei quali è il fatto che precedentemente si è venduto un prodotto già ottimo, che il target ha acquistato e possiede tuttora palesando quindi la chiara intenzione di non dismetterlo visto il gradimento. Questa problematica ha innescato un meccanismo ingestibile di corsa al continuo aggiornamento e restyling del prodotto, (spesso peggiorandolo, a mio avviso), al fine di infondere una certa credenza nel consumatore che nuovo e aggiornato sia meglio.

Si è fatto anche di peggio, sfruttando una politica di “beni a termine”, ovvero uno scadimento programmato nell’adempimento delle proprie funzioni (cioè il sopraggiunto non funzionamento), ed uno scadimento programmato delle materie prime (quindi non più di prima, ma di seconda scelta) con cui si producono i beni, inducono ad un deterioramento, ad una consunzione anzitempo e pertanto alla costrizione per il consumatore a dover ritornare in negozio a comprare a prezzi comunque sempre inflazionati, non certo calmierati.

Rosso Plastica

[Alberto Burri – Rosso Plastica, 1963, plastica PVC, acrilico e combustioni su panno nero – Città di Castello (Perugia), Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri]

Fatto sta che attraverso una sorta di manipolazione delle menti del Popolino, specie tramite la globalizzazione, l’ Uomo Illuminato, che sostanzialmente comanda il Mondo, sta plagiando quell’equilibrio, quel Libero Arbitrio che permetteva di non assoggettarsi pedissequamente all’acquisto di qualsiasi nuovo prodotto. Oggi si considera un qualsiasi oggetto, elettrodomestico, dispositivo, mezzo di locomozione, o semplicemente un concetto che abbia 5 anni, sorpassato, obsoleto.

Siamo continuamente agganciati e trasportati da un presente che è già proiettato verso il futuro, e chi perde questo treno rimane e/o è considerato un troglodita. Il passato non esiste più, non deve esistere più. Perché se ci si volta indietro, anche solamente per un istante, si viene catapultati fuori da questa carrozza, si perde il numero d’attesa, e bisogna poi ricominciare la fila daccapo, dello shopping, per acquistare non si sa più bene che cosa, ce lo diranno loro, cosa comprare quando saremo lì, con il danaro in mano, alla cassa. Questa è la fase della deprivazione storico/culturale del Decision Marketing, di cui la parola chiave Decision perde a tutti gli effetti valenza, in quanto privata di ogni suo significato; e di una somministrazione di una mondanità che è figlia del proprio tempo.

The Boulevard Montmartre at Night

[Camille Pissarro – The Boulevard Montmartre at Night, 1897, olio su tela – Londra, National Gallery]

Sindrome di Stoccolma

L’uomo illuminato controlla, manipola il suo popolino, tramite la tecnologia e le intelligenze artificiali introdotte nelle nostre case a causa di uno shopping sfrenato, acritico e ossessivo compulsivo, per cui il popolino è sempre più attratto, per una sorta di Sindrome di Stoccolma, dal suo sequestratore/aguzzino/carnefice, ovvero è sempre più spinto a farsi controllare, manipolare, dirigere alla stregua di un invertebrato, o meglio un vertebrato sviscerato della sua spina dorsale che è ora tenuta in mano da chi ci equilibra, da chi decide per noi. Più facile di così! Il pifferaio magico ci conduce verso l’acquisto della tecnologia, siamo convinti dall’inganno, che questo sia l’obiettivo primario.

È così, è giusto così, perché mai dovremmo obiettare? È il presente, è il futuro, e noi siamo figli del tempo che scorre alla velocità di un gran prix, introitiamo, ingurgitiamo imput provenienti dal futuro, il futuro è nostro, remiamo, navighiamo la corrente del fiume verso la foce, insieme alla massa, perché mai dovremmo remare controcorrente? È così, è giusto così, seguire la tecnologia che avanza nei primi bagliori del giorno, si intravede laggiù, dietro quelle onde del mare, sta arrivando. La marea sta portando questo, e noi naufraghi, lo prendiamo, perché è così che si fa: lo fa il mio inquilino del piano terra, lo fa il mio parente che abita nel vicino paese, lo fa l’amico che abita in Svizzera, lo fa il collaboratore che vive in Inghilterra, lo fa il protagonista della serie tv negli States.

Ordine, Equilibrio, una massa, un popolino omologato al consumismo in generale, ma nello specifico delle apparecchiature tecnologiche è un popolino controllato, facilmente pilotabile, mite, senza forza di volontà, e piccolo, più povero possibile. Una sorta di “ Gregge”, portato al pascolo dal proprio Pastore Illuminato. Il “gregge” non pensa, segue la scia pedissequamente, viene tosato del proprio pelo, non ha cioè più quella ricchezza di spirito ed economica che gli permetteva di decidere in base alla propria eredità culturale, ed alla cultura costruita da sé durante la propria esistenza.

Banchetto nuziale

[Pieter Bruegel il Vecchio – Banchetto nuziale, 1568, olio su tavola – Vienna, Kunsthistorisches Museum]

A questo punto l’io scompare, depauperato, esanime, esangue, a causa di questa “lobotomizzazione” programmata e progressiva per mezzo di varie forme di oppio tecnologico spacciato come Eden di un “nostro” futuro in cui paradossalmente viene sbandierata una centralità della nostra persona; e a causa di un impoverimento programmato di danaro contante. Esiste infatti a mio avviso un progetto proditorio anche sul piano del potere contante, ma questo tema richiede da parte mia un incipit, una mia considerazione da considerarsi un assioma: ‘tutto ciò che non è più fisicamente nelle mie mani, non è più mio’. Detto ciò, è sempre più delineata questa verità soprattutto riguardo al danaro contante, il quale sembra non possa stare nelle nostre mani, ma trasformarsi in valore corrente sul mercato e/o telematico appannaggio di banche, poste, brokers, fondi pensione, e comunque di altri all’infuori di noi stessi. In Italia addirittura il misterioso ritiro dalla circolazione delle banconote euro di grosso taglio, personalmente mi insospettisce sulla volontà di scongiurare la possibilità che i cittadini si tengano in cassaforte, a casa, somme di danaro contante.

Una banconota da 500 euro è poco “spezzabile”, e quindi la tendenza era di tenersela via, probabilmente in casa (più pratico), e non in cassetta di sicurezza in banca. Mentre una banconota da 50 euro (equivalente alle belle 100.000 Lire di un tempo, che valevano molto e con le quali si aveva la sensazione di avere una potenza in mano), che oggi non vale nulla, la si spezza (forse sarebbe meglio stracciarla) per forza di cose, cioè la si immette nuovamente nel mercato che così continua ad alimentarsi. Stesso discorso per gli sportelli bancomat: entrando in certe banche, è possibile prelevare allo sportello bancomat cifre importanti, anche sopra i 1.500 euro, che però vengono erogati esclusivamente in banconote da 50 euro (a parte qualche rarissima eccezione). Vuol dire, rimanendo sulla cifra di 1.500, ben 30 banconote: provate ad inserire 30 banconote in un portafoglio… Non si chiude nemmeno.

Inoltre, c’è da considerare i limiti di prelievo imposti, giornalieri, e mensili: tutto fa pensare al fatto che questo contante debba (obtorto collo nostro) tenerselo la banca, sempre e comunque, per un concetto atavico per cui la banca è sicurezza e luogo ove i nostri soldi fruttano, è un pensiero tutt’oggi istituzione ma perché non siamo in grado di fare delle deduzioni logiche autonome, e non siamo in grado più ormai, perché lobotomizzati, di andare controcorrente. Altro concetto ancora: carte di debito e carte di credito, ovvero il danaro passa dall’essere contante all’essere telematico, in buona sostanza a sparire in quanto entità che non vediamo e se non vediamo tanto vale spenderla. Il danaro contante è divenuto quindi tre cose: speso, immesso nel mercato a fini consumistici; trattenuto, dalle banche, dai brokers, dai fondi pensione ecc.; e telematico, virtuale.

In buona sostanza, non è più, a livello contante (ma probabilmente non solo), nostro: è Loro. Non è importante se a breve o a lungo termine, ma sulle nostre mani non circolerà più contante, bensì teoricamente valori virtuali, promesse, ma praticamente il nulla, portandoci alla condizione di schiavitù verso il sistema, ad essere più minuscoli e insignificanti delle pulci, ma in compenso baloccandoci, autoconvincendoci di essere felici, con le ultime apparecchiature tecnologiche acquistate ai grandi magazzini “Happy Betty” ideati dalla matita di Bruno Bozzetto.

Oggi la dittatura, e la guerra, vengono somministrate in forme subdole, che esulano dal notorio, ma il cui effetto è considerabile come quasi egualmente devastante. Quando ad una persona si toglie potere di decidere, potere di pensare, potere di agire autonomamente, potere economico lato contante, la si uccide metaforicamente, o forse anche materialmente. Ma probabilmente, come l’Araba Fenice è rinata dalle sue ceneri, anche noi rinasceremo così come una palla di gomma, dopo aver toccato il fondo, rimbalza. Il problema è che oggi rinasciamo accuditi e controllati da una realtà connessa che è virtuale, non è tangibile, nemmeno su concetti che dovrebbero stare alla base di questa che è diventata di fatto una Torre di Babele.

Unité d'Habitation

[Le Corbusier – Unité d’Habitation, concepita dal maestro del Movimento Moderno fin dal lontano 1907, e realizzata tra il 1947 ed il 1952 – Marsiglia]

La gente ormai parla un unico Esperanto (fatto di stucchevoli inglesismi; acronimi tratti sempre dall’inglese incomprensibili a tutti tranne a chi li conia, in quanto chi li conia non li spiega; termini inglesi italianizzati declinandoli al momento; neologismi “italiani” scimmiottati da non si sa quale serie tv e declinati. Sentendo certi sgorbi sorge spontaneo più di qualche sorriso di compatimento), non ascolta, agisce, non pensa, introita, elabora, funziona meccanicamente (non è più vivere, è funzionare) spogliata di ogni ritegno, alla stregua di un computatore o di un elettrodomestico, o un registratore di cassa, senza fermarsi mai verso questo conformismo perché, Loro ci hanno detto dall’alto, chi si ferma è perduto. Io che sono qui, su questa riva, ascoltando lo sciabordio e la risacca del mare, davanti a questo albeggiare, non scorgo un pensiero nei naufraghi che sono qui vicino a me, ma semplicemente degli stimoli di auto-inquadramento e di accettazione passiva al fine di essere classificati come remissivi e potere sopravvivere, non vivere ma sopravvivere, per una sorta di legge darwiniana che ci impone di trarre un beneficio dal discapito altrui, l’altrui che ha osato pensare e remare controcorrente, ed è stato punito.

Orwell 1984

[Roger Deakins – Richard Burton/O’Brien in un fotogramma da Orwell 1984, film diretto da Michael Radford, 1984]

Distacco

La povertà d’animo, la povertà ideologica, la povertà culturale, la povertà di mezzi economico/volitivi, ci ha portato ad avere un’unica mediocre personalità e visione di noi stessi, sebbene inconsapevole e taciuta da una autoimposta maschera di superbia totalizzante fintamente, illusoriamente, appagante. In questo teatro dei burattini, i cui fili sono mossi dagli uomini Illuminati, qualcuno, qualche Pinocchio, dovrebbe prendere un paio di forbici e tagliare i fili ai quali è avvinghiato per uscire da questo sistema, da questa ruota del mondo, da questo incubo.

Potrebbe così volgere il suo sguardo più in alto, e vedere questo cielo, questo sole, reali, fare un respiro profondo e gioire del fatto di essere finalmente libero, e di essere diventato infine un Bambino vero, fatto di carne ed ossa, una rinascita ascetica riabbracciando quel fardello piacevole del Libero Arbitrio che deve essere la colonna portante, la spina dorsale dell’Uomo in quanto essenza distaccata dalle nefandezze recrudescenti del mondo.

“Conosci ciò che ti sta davanti, e ciò che ti è nascosto ti verrà rivelato; poiché non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato.”

(Gesù di Nazareth)

Madonna tra i santi Giorgio e Dorotea

[Tiziano Vecellio – Madonna tra i santi Giorgio e Dorotea, 1515-1518, olio su tavola – Madrid, Museo del Prado]

Ben venga quindi una pluridimensionalità della nostra persona, una pluripersonalità che ci permetta di vedere noi stessi da un, seppur temporaneo, decentramento dell’ Io; vedremmo così, seduto su quella sedia, quel burattino sospinto da quei cappi, con l’occhio vitreo senza anima né lume di una ragione, e quello sguardo perso nel vuoto.

Genesi

«Poi Dio disse: “Produca la terra esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e fiere della terra, secondo la loro specie.” E così fu.
E Dio fece le fiere della terra secondo la loro specie, il bestiame secondo la propria specie, e tutti i rettili della terra secondo la loro specie. E Dio vide che questo era buono.
Poi Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.”
Così Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.
E Dio li benedisse e Dio disse loro “Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra.”
E Dio disse: “Ecco io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra e ogni albero che abbia frutti portatori di seme; questo vi servirà di nutrimento.
E a ogni animale della terra, a ogni uccello dei cieli e a tutto ciò che si muove sulla terra ed ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento.” E così fu.
Allora Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Così fu sera poi fu mattina: il sesto giorno».

TransGenesi ed Estinzione

L’Uomo Illuminato, ha voluto mettere la sua parola al di sopra di Dio, rinnegando Dio e rinnegando la propria natura di Uomo come nucleo della propria esistenza. Homo, hominis, homini, hominem, homo, homine. L’Uomo Illuminato, e di conseguenza i suoi schiavi, il popolino, ripudiano la propria declinazione “in corpore vili” prediligendo la virtualità della comunicazione di sé stessi verso l’esterno. Questo permette loro di divenire invincibili ed eterni, sopravanzando la versione carnale di sé stessi, e sfidando Dio una volta ulteriore, l’ennesima.

La versione virtuale dell’Uomo viaggia su Internet, è visibile in tutto il globo, corre alla velocità della luce con il proprio messaggio qui, ora.

La versione virtuale dell’Uomo scorre fra le pareti della casa, tramite la Domotica, e stabilisce artificialmente quando fa freddo, quando fa caldo, quando è il momento di vedere un film, spegnere la lavastoviglie, accendere una luce.

La versione virtuale dell’Uomo risiede nell’ Internet of Things, nella Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale, e in ogni tipo di Assistenza (vocale ma non solo quindi) Artificiale.

La versione virtuale dell’Uomo risiede nella Guida Assistita delle automobili, nei Robot, nella Quarta Rivoluzione Industriale lanciata dal Giappone, nelle nuove reti 5G; e in ogni tipo di Intelligenza Artificiale.

Chiaramente, vi sono i rovesci della medaglia, ed uno di questi è una semplice legge della fisica, che ci fa notare quanto siamo piccoli, nonostante tutti gli sforzi degli uomini illuminati di elevarsi con la pretesa di sostituirsi a Dio: su di una bilancia a due piatti, porre la maggior parte del peso su un piatto, determina uno sbilanciamento irreversibile. Quello che cerco di dire è che l’uomo troppo proteso verso la tecnologia, troppo immerso nella virtualità, sta creando uno sbilanciamento di sé stesso che lo proietta al difuori da quella dimensione terrena fatta di sane fondamenta quali ad esempio, i rapporti interpersonali, il toccare con mano le cose, l’osmosi con la natura, la manualità artigianale, il lavoro di bottega, la dimensione Human to Human, il lavoro del singolo uomo. Siamo asserviti alla tecnologia, essa avanza, è ormai a riva, ed è giorno. Quella paura che avevo paventato, è realtà.

Questa tecnologia, questa intelligenza artificiale maliziosa, questa virtualità reale, questa virtualità è realtà, questo ossimoro è dunque giunto a riva, questo Ichtyostega sta trasformandosi da anfibio a rettile, e divenuto un Carnosauro spalancherà le sue fauci rivendicando il suo dominio sulla Terra. Personalmente sono fermamente convinto che il male in arrivo oggi assuma una determinata sembianza, ma sia in realtà derivante da una reminiscenza di una atrocità del passato relativa ad un’altra realtà che può essere completamente avulsa. Il ritorno dei dinosauri descritto in “I-Zenborg” ha un profondo significato filosofico, di un male concettuale che ritorna assumente ora delle sembianze mostruose e di poderose dimensioni, che arriva dalle viscere della Terra e dagli abissi dei mari, dal livello underground della nostra coscienza improvvisamente, un male al quale l’uomo Adamo, ignaro (per una sorta di paralisi di un sonno metafisico) delle proprie malefatte perpetrate verso il prossimo e verso sé stesso, deve sottomettersi; deve sottomettersi cioè ad una rivendicazione di una potestà del mondo da parte di questa nuova dimensione dell’entità maligna che è di fatto un castigo concretarsi di un incubo proveniente dal passato.

L’uomo ha tanto fatto e tanto brigato per il progresso tecnologico, ha creato delle intelligenze artificiali che aumentano la sua potenza di controllo e interazione nello spazio terreno materico, che è arrivato ad una sconsiderata miopia che come un boomerang ritorna brandendo la spada e riscuotendo il proprio dazio.

Rembrandt – Faust

[Rembrandt – Faust, 1652, acquaforte, puntasecca – Amsterdam, Rijksmuseum]

Questa creatura è stata generata dall’uomo, codesta TransGenesi ovvero l’innesto di questo chip nella vita quotidiana ha creato in noi una specie di Accidia e di fatto un Servilismo verso questo Mostro, in buona sostanza un risultato blasfemo che è contrario al principio che era stato posto come cardine alcuni decenni orsono ovvero che le tecnologie dovessero essere un mezzo, quindi esse un servo nei nostri riguardi.

Questa attuale inversione delle parti pesa sul popolino che ne accetta, come un cane bastonato, i diktat. Questa inversione delle parti, elimina dal mondo il popolino, e lo riversa in questa virtualità oppiacea, togliendogli coscienza di sé stesso e del prossimo; evanescenza della propria materia e di ogni interazione con il mondo reale materico, anche a livello di ruoli nel mondo del lavoro. Il mostro ora troneggia, elimina, ci elimina, occupa il nostro spazio, occupa il nostro ruolo, occupa il nostro impiego lavorativo, relegando noi alla servitù, alla schiavitù, alla umiliazione, alla declassazione, alla discesa negli inferi, alla discesa nel sottosuolo.

Mike Bencich, Dan Ashberger, coal miners

[Richard Avedon – Mike Bencich, Dan Ashberger, coal miners, Somerset, Colorado, August 29, 1980 – New York, The Richard Avedon Foundation]

La creatura generata dall’uomo, è un replicante che ha preso coscienza di sé, e che si ribella, è un cane che si rivolta contro il proprio padrone. L’arrivo roboante di questi mostri ha agitato il mare, la marea si è notevolmente alzata e noi naufraghi qui a riva, siamo schiaffeggiati da queste onde, e ogni schiaffo è sia fisico sia morale, tant’è che io, giratomi per scappare, ho visto in modo fuggevole la mia ombra su quelle rocce, ormai curva, ed il viso ormai emaciato, perché ogni schiaffo ci abbatte, ogni schiaffo ci invecchia, ogni schiaffo ci elide, ogni schiaffo ci termina.

Il Male è qui, come abbiamo potuto autoinfliggerci questo? In realtà, noi popolino siamo solamente vittime, dei poteri forti dell’uomo illuminato, un uomo illuminato che ha provocato una involuzione dell’uomo fisico ricacciandolo nel sottosuolo tiranneggiando, schiavizzandolo, strumentalizzandolo tramite i mostri creati dall’uomo stesso; Abele ucciso dal proprio fratello Caino; Laio ucciso dal proprio figlio Edipo. Dio ha creato l’Uomo, l’Uomo ha creato l’Umanoide e tutto ciò che può replicare ed estendere la propria presenza nel mondo. L’Uomo si è ribellato a Dio, e ha eliminato Dio sostituendosi a Lui, ponendosi al disopra di Lui. Il Replicante si è ribellato all’Uomo, e ha eliminato l’Uomo, sostituendosi a lui, ponendosi al disopra di lui. Il Male ha operato per gradi: ha dapprima eliminato Dio per mano dell’Uomo (suo figlio) dall’Uomo, e successivamente ha eliminato l’Uomo per mano dell’Uomo illuminato e dell’Uomo virtuale (suo prodotto per teleguidare il popolino) dal mondo, regno del male.

La fine sembra ormai vicina, l’estinzione dell’Uomo sembra ormai prossima, ma c’è ancora una speranza.

C’è una speranza: Ricreare il giusto Essere Umani

Mi sono sempre chiesto, se esiste realmente un equilibrio che afferisca al concetto di Essere Umano. Essere da Essere, ovvero dicotomia tra il fatto di essere un Essere Umano, e il fatto di Essere Umani, è un asse gravitazionale che funge da spartiacque tra due essenze, assenza e presenza coscienza, essere uomo del popolino, dall’essere uomo coscienza attiva libera, perché in ascolto e posto Ad Ascolto.

Quanto è difficile ascoltare, quanto è difficile imparare ad ascoltare, quanto è difficile imparare ad amare. Quanto è difficile avere voglia di imparare. Quanto è difficile imparare a mettersi in discussione. Quanto è difficile dubitare di sé stessi, primo segno di intelligenza.
Quanto è difficile scomporre e ricostruire secondo un giusto ordine mentale e vocazionale, quanto è difficile fare la cosa giusta. Per noi stessi, e per il prossimo.
Quanto è difficile volere qualcosa per il nostro prossimo, sia esso qui, o in Ruanda, che dia gioia tanto quanto la darebbe a noi stessi. Quanto è difficile anteporre la felicità del prossimo ai nostri soldi, quanto è difficile equilibrare queste due cose in un modo etico e morale.

La nostra bramosia di guadagno, ci ha portati alla cecità, ad una durezza del cuore, e non c’è più ascolto delle necessità, un fatto che ci si ritorce contro. L’imperativo è vendere, qualsiasi mezzo è lecito, produciamo delle tecnologie destinate non più al fatto di Essere Umani, bensì all’essere una generazione di transizione prima del definitivo approdo degli umanoidi. I brand hanno saltato un passaggio scomodo, perché difficile, ovvero l’ascolto dell’essere umani. I brand sono troppo proiettati verso ciò che è richiesto dagli Uomini Illuminati, ovvero produrre delle tecnologie che estromettano passo dopo passo, l’uomo pensante dal loro utilizzo, filtrandone ogni volontà e raccogliendone solamente una carcassa di carne da Possedere. Il popolino è diventato una cavia, per testare prodotti già finiti Misantropomorfi.

Ma da questa Apocalisse, da questa congiura degli innocenti, si è alzata una voce a difesa degli oppressi.

Sarà sempre arrivato un giorno in cui anch’io avrò detto “no, basta.” Sarà sempre arrivato un giorno in cui anch’io avrò aperto gli occhi, e tirato su lo sguardo, avrò guardato in faccia il nemico, spesso un male alieno già insidiatosi nel mio corpo e nella mia ragione. Sarà sempre arrivato un giorno in cui dopo l’ennesimo schiaffo incassato, avrò fermato la mano del mio oppressore.

Un passo indietro, dobbiamo fare quindi un passo indietro, noi, loro, tutto il sistema, vogliamo e diamo inizio pertanto ad un passo indietro, per risistemare gli equilibri, e potere poi fare molti passi avanti.

Ascolto, no non parlare. Non parlare se non sai. Non parlare se non sai di cosa ho bisogno. Non parlare se non sai chi sono io. Non propormi delle cose, se nel progettarle, hai spento quel lato umano necessario a capire di cosa ho bisogno. Non parlare, non impormi un tuo surrogato di felicità, che io non posso digerire, perché non è pensato per l’essere umani. Non parlare, non imporre queste melodie illusorie di un fantomatico benessere, tu che non mi hai pensato, tu che non mi hai amato, tu che non mi rispetti, tu che non mi consideri, e che solamente mi sfrutti e mi strumentalizzi.

Porsi all’ascolto, per ascolto, in ascolto, e porre ad ascolto non un popolino, ma l’ Uomo Singolo perché ogni uomo singolo è Unico, e va ascoltato, va fatto cioè un passo indietro rispetto ad un’idea di vendita, di marketing, sostituendo probabilmente l’idea del fine, i soldi e l’oppressione/manipolazione del consumatore, con l’idea di rendere un servizio utile a soddisfare un reale bisogno di ogni singolo uomo, perché il Popolo, ciò che veramente conta di una democrazia, non può essere un popolino di cavie, di schiavi, bensì è composto di singoli uomini che ragionano e che hanno esigenze reali, che vanno ascoltate, e vanno portati questi bisogni a quelle realtà industriali che hanno capito di dovere porsi in ascolto, prima di ogni progettualità. È capitale che questa voce sia sempre più stentorea e venga portata innanzi.

Il concetto di una bellezza ideale in termini di un’avanguardia tecnologica atta ad asservire uno stile di vita sotto la dolce ala di un benessere assoggettato ad alcuni instancabili esteti di una certa filosofia, può e dev’essere destinato a tramontare se ivi non sarà compreso il concetto che ho appena perorato e propugnato ovvero la presenza dell’essere umani come primo obiettivo fondamentale in una scala gerarchica che deve mettere in secondo piano, e a servizio dell’uomo, tutto il resto.

Morte a Venezia

[Pasquale De Santis – Dirk Bogarde/Gustav von Aschenbach, in un fotogramma da Morte a Venezia, capolavoro diretto da Luchino Visconti, 1971]