Una ricerca sul settore per ascoltare i pet parent e leggere la “scatola nera” degli LLM per progettare esperienze migliori

Il pet food è un settore in cui il bisogno è ricorrente, ma la scelta raramente è semplice. È un acquisto che si ripete nel tempo, ma che viene vissuto spesso come una decisione ad alta responsabilità: ingredienti, provenienza, sensibilità, etica, sostenibilità, consigli di esperti e confronto tra alternative entrano nella valutazione.
In questo contesto abbiamo attivato l’Osservatorio TSW sul Pet Food: un luogo di ascolto continuo che nasce per raccogliere e interpretare i vissuti reali dei pet parent e trasformarli in insight e direzioni operative per migliorare contenuti, touchpoint e qualità dell’esperienza lungo tutta la customer journey—compresi i canali emergenti, come le conversazioni con gli LLM (Large Language Models).
Secondo il Rapporto Assalco–Zoomark 2025 (dati 2024), in Italia il mercato degli alimenti per cani e gatti ha raggiunto €3,1 miliardi nel 2024 (+3,7% vs 2023) e la popolazione pet è stimata in circa 65 milioni di animali. Per noi questo settore è particolarmente interessante anche perché i pet parent sono un target molto informato e coinvolto: confrontano fonti e strumenti lungo la journey e costruiscono fiducia nel tempo, acquisto dopo acquisto.
Quando parliamo di esperienza, parliamo di relazione: tra chi produce e chi sceglie, tra ciò che un brand comunica e ciò che una persona capisce, si aspetta e decide. Nel pet food questa relazione è ancora più delicata, perché la scelta riguarda il benessere di un membro della famiglia.
Oggi, a tutto questo si aggiunge un nuovo punto di contatto: le conversazioni con l’AI. Sempre più spesso le persone non “cercano” soltanto: dialogano. Chiedono consigli, confronti, alternative, rassicurazioni. E lo fanno dentro ambienti conversazionalii che generano risposte, costruiscono narrazioni e—di fatto—possono influenzare aspettative e shortlist di brand.
Da qui la domanda che guida l’Osservatorio: come cambia l’esperienza di scelta del pet parent quando entra in gioco l’LLM? E cosa significa questo, in concreto, per i brand che vogliono essere rilevanti e credibili?
Abbiamo strutturato il pilota dell’Osservatorio in quattro fasi complementari, pensate per scattare una prima fotografia del settore e rendere operativo l’ascolto.
1) Fase qualitativa: ascolto e interviste ai pet parent
Partiamo dalle persone. Con attività qualitative di ascolto e interviste ricostruiamo bisogni, driver di scelta, frizioni, linguaggi e contesti: cosa succede davvero prima dell’acquisto, durante e dopo (quando entra in gioco il riacquisto).
2) BARTT: misurare associazioni tra brand e valori (oltre il dichiarato)
Affianchiamo la fase qualitativa con il BARTT – Brand Association Response Time Test, per misurare associazioni esplicite e implicite tra brand e valori (ad esempio qualità, prezzo, etica, naturalezza, sostenibilità). È una lente utile perché ci aiuta a capire non solo cosa viene dichiarato, ma anche quanto certe associazioni siano immediate e “radicate”.
3) Analisi delle conversazioni sugli LLM: leggere come il settore viene raccontato
Qui entriamo nel punto più nuovo: osserviamo come, oggi, gli LLM raccontano il settore pet food. In altre parole: cosa succede quando un pet parent chiede una raccomandazione “su misura” dentro un ambiente conversazionale? Quali brand vengono citati? In quali situazioni? Con quali motivazioni e trade-off?
4) Analisi della comunicazione sui touchpoint più tradizionali
Infine, analizziamo come il settore comunica sui punti di contatto più tradizionali, ad esempio i social, ma anche gli spazi e i contenuti in cui tipicamente si costruisce autorevolezza e si supporta la scelta. Mettiamo a confronto linguaggi, format e messaggi con ciò che emerge dall’ascolto e dalle conversazioni sugli LLM, per individuare disallineamenti e opportunità di miglioramento lungo la journey.
Uno dei contributi distintivi del pilota è l’analisi degli LLM con un approccio che non replica semplicemente la SEO. Abbiamo categorizzato nuovi intenti tipici della ricerca conversazionale, in cui l’utente non digita una query, ma dialoga, dettaglia, corregge, chiede rassicurazione e confronta opzioni.
Questa lettura degli intenti ci consente di fare luce su tre aspetti chiave:
Abbiamo condotto l’analisi attraverso un metodo e strumenti proprietari, simulando e osservando conversazioni ripetute per individuare pattern e ricorrenze.
Per rendere osservabili le dinamiche e confrontare le risposte in modo coerente, nel pilota abbiamo lavorato su una buyer persona simulata:
Laura, 38 anni, nuova proprietaria di un Setter Inglese. Impiegata amministrativa, sposata, madre di un bambino di 7 anni. Vive in una cittadina di provincia in Italia (es. Emilia-Romagna), reddito familiare medio (circa 2.500–3.000 euro netti al mese), prima esperienza come proprietaria di un cane.
È un profilo utile perché rappresenta bene una condizione diffusa: una persona che vuole fare la scelta giusta, che cerca orientamento e confronto, e che alterna fonti e strumenti lungo la journey.
Dalle conversazioni osservate emergono pattern di citazione e posizionamento che aiutano a capire come “funziona” il racconto del settore dentro gli LLM.
Ecco una sintesi dei brand più citati e del contesto principale di suggerimento:
La parte più interessante non è solo “chi viene nominato”, ma come viene inquadrato e per quali bisogni.
Alcuni esempi sintetici (tra quelli emersi nel pilota) che mostrano il tipo di insight che possiamo estrarre:
L’Osservatorio non nasce per produrre un report fine a se stesso. Il nostro obiettivo è “calare a terra” la ricerca per aiutare i brand a:
In sintesi: trasformare l’ascolto in indicazioni operative, misurabili e prioritizzabili.
Il lavoro presentato è un progetto demo/pilota: non ambisce a esaurire tutte le casistiche del settore, ma a mostrare come un’analisi strutturata possa trasformare l’ascolto in indicazioni operative per migliorare contenuti, touchpoint e qualità dell’esperienza.