12 settembre 2011 Erika Zanolla

Lisa Casali, Ecocucina

Ancora un’intervista, ancora una blogger: oggi tocca a Lisa Casali, che sarà nostra ospite a Milano il 20 settembre a Verba volant, script@ manent.

Una food blogger un po’ diversa: nella sua cucina Lisa utilizza tutto quello che gli altri tendono a buttare via… così è nato il suo blog Ecocucina.

Lisa Casali, Ecocucina
La blogger Lisca, Ecocucina

Come sei diventata blogger? Hai voglia di raccontarci qualcosa di te e della tua passione per la cucina e la scrittura?

Più che dal mondo della cucina provengo da quello ambientale, prima per studio poi per lavoro. Infatti, da più di dieci anni mi occupo di ambiente e rischi inquinamento. La cucina l’ho sempre coltivata come una passione parallela attraverso corsi ed esperienze sul campo. Circa 8 anni fa ho cominciato a pormi sempre più interrogativi riguardo al mio rapporto con il cibo e ho deciso di scrivere un manuale per insegnare ad utilizzare tutto quello che gli altri libri dicono di buttare via. L’idea del blog è arrivata solo diversi anni dopo. Ero convinta che tenere un blog fosse molto complicato e che richiedesse particolari conoscenze ed abilità. È sicuramente più semplice di quanto non mi aspettassi anche se le abilità servono eccome se vuoi fare un buon blog. Il mio punto debole è sicuramente la fotografia ma sto studiando per migliorare.

 

Scrivere è un po’ come cucinare: parole, ispirazione, fotografie… quali sono gli ingredienti per un post perfetto?

Il post perfetto cosi come il blog perfetto richiede diverse competenze. Ho scoperto sulla mia pelle come inventare una bella ricetta fosso solo una parte di quello che bisogna fare: una bella foto è altrettanto importante e non è semplice se come me hai tempo da dedicare alla cucina solo di notte, ti scordi la luce naturale e devi arrangiarti con quella artificiale. Per quanto riguarda lo stile nello scrivere io ho sicuramente un modo di scrivere molto asciutto che tradisce la mia formazione scientifica e la tendenza alla sintesi. Infine altri due aspetti meritano a mio avviso grande attenzione: la grafica del blog e la comunicazione: per la prima mi sono fatta aiutare da esperti, mentre la diffusione delle proprie idee richiede un opportuno utilizzo dei social network e collaborazioni con altre testate che possono lanciare idee ricette anche su differenti canali.

 

Quando hai capito che un blog poteva diventare qualcosa di più di un semplice passatempo? Ovvero: un blog può diventare un lavoro?

Grazie al mio blog sono riuscita a trovare un editore per i miei due libri “La cucina a impatto (quasi) zero” e “Cucinare in lavastoviglie” in uscita a fine settembre.  Sono inoltre riuscita a diffondere le mie idee e le mie ricette (anche se sicuramente si può fare ancora molto, soprattutto all’estero). Il blog ha avuto da subito un buon successo e le collaborazioni con il tempo sono moltiplicate. Un blog può sicuramente diventare un lavoro, anche se  io al momento continuo a portare avanti due vite parallele: la mia attività principale di esperta di rischi inquinamento (di giorno) e quella di blogger e scrittrice (di notte). Inoltre non ho guadagni diretti dal blog perché ho deciso di non inserire pubblicità. I pochi banner presenti sul mio blog sono di siti o progetti che ho deciso di sostenere perché sono in linea con il mio pensiero e nient’altro.

 

Hai avuto esperienze con aziende che ti hanno cercata e contattata proprio perché “sei un blogger”?

Diverse aziende, anche nomi importanti mi hanno contattata da subito. Ho occupato una specie di nicchia ecologica vuota, quella che unisce cucina e impatto ambientale. È un tema che interessa a molti e grazie a questo mi capita spesso di essere invitata ad eventi a parlare o altre volte a cucinare.

 

Cosa significa cucinare ad impatto quasi zero? Come ti sei avvicinata a questo “stile di cucina”?

Ho sempre avuto una forte sensibilità alle tematiche ambientali, ma è stato solo negli ultimi otto anni che ho sviluppato una vera consapevolezza. Quando mi sono resa conto di quanto normalmente si scartava degli alimenti senza una vera ragione, ho deciso di sperimentare qualunque tipo di scarto e inventarmi ricette per utilizzare gambi, bucce, foglie, ecc. Mano a mano che sperimentavo ho sviluppato una mia filosofia di cucina che va ben oltre l’utilizzo degli scarti e che parte dalle scelte alimentari, forse l’aspetto che si dà più per scontato ma che ha le conseguenze maggiori sia sulla nostra salute che sull’ambiente.

 

Lasciamoci con un regalo: una ricetta per combattere questa afa che non vuole abbandonarci! :)

I ghiaccioli eco di Lisca
I ghiaccioli eco di Lisa

Con il caldo di questi giorni vi consiglio di provare gli Eco-ghiaccioli. Prima vi preparate un centrifugato di frutta, ve lo gustate e tenete da parte la polpa di scarto che si raccoglie nella centrifuga.

Per circa 300g di polpa preparate poi un bicchiere di sciroppo con 3 cucchiai di zucchero e poi via in freezer. Nel mio blog vi svelo ogni aspetto per gustarsi un dolcetto sano!

Grazie Lisa, e ci vediamo a Milano!