29 luglio 2010 Nadia Pezzin

Related AdWords Ads: gli annunci ‘cattivi’ di Google

Recentemente Google sta testando (in versione beta) i related ads, ulteriori annunci inseriti all’interno del listing dei risultati a pagamento. Per una ricerca su Google UK della keyword “london parking” infatti è comparso, in basso a destra, appena sotto gli annunci sponsorizzati, un blocco di annunci extra che normalmente non compare e che viene identificato come correlato alla ricerca di “cheap london city airport parking“.

Ricerca per “london parking”

Non è chiaro, per ora, in base a quali criteri venga visualizzata questa tipologia di annunci: potrebbe trattarsi delle search query più popolari oppure quelle che vengono effettuate subito dopo la principale, o ancora sulla base del meccanismo della corrispondenza estesa. Sicuramente, l’obiettivo di Google è quello di massimizzare la revenue degli annunci, oltre che di distribuire risorse utili agli utenti. Big G afferma infatti che potrebbero apparire dei risultati che affinano la ricerca, ma anche che questa feature consentirà agli inserzionisti di raggiungere un target ancora più ampio.

Prima, ricercando uno specifico marchio, si ottenevano annunci con il brand cercato intervallati occasionalmente da competitors. Ora, invece, i related ads riportano anche marchi alternativi (di diretti concorrenti) che l’utente potrebbe considerare nella sua ricerca. Sono stati così ribattezzati da Rod Hull, in un thread del Search Engine Watch Forum, come annunci “cattivi”.

Il broad match permette infatti di raggiungere una target audience più ampia, ma in questo caso gli annunci vengono mostrati  anche se gli inserzionisti non hanno targetizzato la campagna con i nomi dei competitor…ora ci pensa direttamente Google a farlo!

Non è ancora chiaro ancora in base a quale criterio vengano scelti alcuni brand e non altri.  Effettuando alcune ricerche per la keyword “Barratts shoes“, ad esempio, Google suggerisce i nomi di alcuni tra i principali competitor nella barra laterale dedicata ai related ads, come Dune, Clarks e Dolcis. A queste si devono poi aggiungere le ricerche correlate suggerite a fondo pagina, che comprendono anche altri competitor, come ad esempio Next e New Look.

Quali scenari si possono aprire per Google, per gli inserzionisti e per gli utenti nel caso in cui questo ‘esperimento’ si trasformasse in qualcosa di definitivo?

Se Google sicuramente vedrà aumentare la propria revenue grazie ad un incremento del numero di click, quali potranno essere le conseguenze per gli inserzionisti in termini di click through rate e conversioni? Quali saranno gli effetti sulle performance delle campagne visto che Google incoraggia gli utenti a considerare prodotti similari offerti da brand concorrenti?
Cambierà il comportamento di ricerca degli utenti, che potrebbero utilizzare il search di uno specifico brand con l’obiettivo di individuare tutti i potenziali competitors?

E’ difficile ad oggi valutare quali potranno essere i possibili sviluppi, anche in  termini legali.  Una volta che il processo sarà ufficiale potremmo effettivamente vedere quali saranno gli effetti e che possibilità di influenza ci saranno da parte degli inserzionisti su questi annunci. La curiosità è sicuramente tanta.