Codesign e progettazione partecipata: creare con le persone esperienze migliori

Non ci stancheremo mai di dirlo: coinvolgere le persone in tutte le fasi della progettazione è fondamentale per creare esperienze di qualità e sarà la conditio sine qua non per la sopravvivenza delle aziende. Sì, potrà suonare drastico ma è la realtà. Chi continuerà a progettare prodotti o servizi senza coinvolgere realmente i propri clienti verrà rimpiazzato da chi invece ha davvero a cuore il benessere delle persone.

Perché è proprio di questo che si tratta, di “ben-essere”, quindi di stare bene, in qualsiasi momento della giornata, da quando si utilizza la macchinetta del caffè al mattino, al sito in cui si cerca qualcosa, fino allo sportello del bancomat. Ogni esperienza può essere mediocre, pessima oppure ottima. E, guarda caso, saranno le situazioni piacevoli, belle e semplici da vivere, ad avere la meglio sulle altre.

D’altronde chi non vorrebbe vivere in un mondo senza stress, in cui la qualità delle esperienze è sempre la migliore possibile? Ed è proprio alla creazione di questo mondo che vogliamo contribuire. Per farlo, lavoriamo ogni giorno, insieme alle persone, applicando competenze e metodologie unite a tecnologia e tanta, tanta passione.

Tra le metodologie che meglio incarnano questo modo innovativo quanto antico di fare c’è anche il codesign. Vediamo cos’è e come porta valore ai nostri progetti.

Cos’è il codesign?

Il codesign è una metodologia di design partecipativo volta alla progettazione. È nato intorno agli anni ’60 nei paesi del nord per salire, poi, alla ribalta quando IDEO ne ha descritto rigorosamente il processo attraverso il design thinking. È importante sottolineare che si tratta di un’attività fatta con le persone, ma non sempre per le persone.

È stata definita anche attività che combina più visioni e background di persone differenti per risolvere insieme lo stesso problema (Scrivener – 2008), e ancora, un’attività che soddisfa il bisogno di incontri produttivi fra vari stakeholder (Albisson, Lind e Forgren – 2008).

A noi piace dire che il codesign crea un contesto unico di progettazione, in cui tutti i partecipanti diventano progettisti e in cui, grazie alla conduzione del designer, che ha il compito di tradurre ed interpretare, le persone si trasformano in matite disegnando progetti che rispondono davvero ai loro bisogni.

Codesign

A cosa serve il codesign?

Le attività di design partecipativo aiutano i designer ad includere il punto di vista degli utilizzatori finali nella progettazione di prodotti o servizi, a validare delle scelte prese in fase di ideazione ed infine a raccogliere bisogni e aspettative delle persone.

Per noi di TSW, applicare il codesign ai progetti significa creare momenti unici di riconnessione tra due pianeti che purtroppo comunicano poco: il pianeta Azienda e il pianeta Clienti. Attraverso questa metodologia, infatti, coinvolgiamo le persone – i clienti dei nostri clienti – per

raccogliere le loro opinioni e includere tutti i loro punti di vista nella progettazione di prodotti e servizi.

Per farlo, dall’altro lato, aiutiamo le aziende ad “ascoltare” davvero questi bisogni spesso inespressi, interpretandoli e traducendoli in dati e informazioni preziosissimi, con l’obiettivo di creare esperienze belle da vivere (perché disegnate da chi le vivrà).

Il ruolo del designer

Proprio per questa ragione, il ruolo del designer assume per noi tutt’altra forma e valore. Da disegnatore, diviene in questi casi, un traduttore, un ascoltatore, un esperto che si mette al servizio del cliente finale.

Durante il design collaborativo, le persone, di conseguenza, sono co-designer e i designer li supportano cercando di far emergere la loro creatività attraverso visualizzazioni, schemi e sintesi.

Un aspetto importante riguarda la capacità non solo di supportare i gruppi in questi momenti, ma anche di riuscire a guidarli quando la discussione diventa non affine all’obiettivo da raggiugere.

Il ruolo delle persone

Le persone (che spesso vengono definite utenti, ma che sono in realtà molto di più) come abbiamo anticipato, diventano veri e propri progettisti. Sono al centro della progettazione, con le loro idee, i loro bisogni, i loro desideri ma anche con i loro limiti. Limiti che, un bravo designer, dovrà colmare, cercando di interpretare correttamente tutti gli stimoli proposti e tradurli in possibili soluzioni condivise da tutti i partecipanti.

La persona dovrà essere messa, a prescindere dall’attività proposta, a proprio agio, per potersi sentire libera di lasciarsi andare a qualsiasi pensiero divergente, ed essere condotta a sintetizzare quanto emerso attraverso una fase convergente, guidata ovviamente dal designer-moderatore.

Codesign: come si fa?

In TSW codesign non significa “workshop”, o perlomeno non è solo questo. Spesso il termine “codesign” è, infatti, abusato e utilizzato per travestire e dare valore (ma solo apparente) ad attività di altra natura. Invece, il codesign sconfina dai workshop per abbracciare qualsiasi attività che preveda la presenza degli utenti.

Workshop in TSW

Ecco perché noi consideriamo design partecipativo non solo i workshop, che comunque amiamo svolgere, ma anche i test di usabilità, le interviste, le survey, e non solo. È una questione di approccio.

Immaginate che un responsabile di un dipartimento SEO vi proponga di fare delle attività di codesign. Sicuramente ne sareste sorpresi ed invece è esattamente quello che facciamo.

Perché la SEO dovrebbe avere informazioni da parte degli utenti? Semplicemente perché deve conoscere chi sono quelle persone, perché cercano determinate cose e come vorrebbero interagirci, per poter creare per loro la miglior esperienza di ricerca possibile.

Insieme alle persone: il nostro approccio

Il codesign è sì una metodologia ma è per noi soprattutto un modo di fare le cose: significa lavorare per le persone ma soprattutto con le persone, perché abbiamo toccato con mano la straordinarietà delle esperienze progettate da quelle matite di cui vi abbiamo parlato qualche riga fa… sono loro i migliori progettisti al mondo, i vostri clienti.

21 luglio 2022 Elena Toniolo

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