13 novembre 2009 Davide Magnan

Google Maps: schede in stato “contrassegnato”

Il  Local Business Center permette di segnalare la propria attività commerciale e di inserirla nelle mappe di Google. Talvolta, però, capita che la propria scheda sia marcata con lo stato “contrassegnato” (flagged in inglese), e quindi non venga pubblicata con tutti i dettagli che abbiamo inserito.

Eccovi uno screenshot:

Google Business Center

La scheda risulta in stand-by e, come si vede dall’immagine, in attesa della verifica del contenuto. Inoltre non è possibile consultare le statistiche di visualizzazione. Il problema maggiore è che questo stato di attesa rimane a tempo indeterminato, senza indicazioni sull’avanzamento del processo di revisione.

Come possiamo risolvere il problema?

Innanzitutto cerchiamo di capire perché accade:

  1. La scheda commerciale viene contrassegnata se contiene anche solo una parola o un termine che non rientra nelle policy di Google Maps (es. marchi non autorizzati, parole offensive ecc.)
  2. Non sembra che il personale di Google  intervenga sui contenuti, quindi è necessario risolvere personalmente il problema, modificando la scheda.
  3. La parola incriminata può comparire in qualsiasi parte delle scheda. Personalmente ho dovuto correggere i dati presenti nel nome azienda, nelle categorie, nel campo descrizione, nell’URL e nella sezione Ulteriori dettagli.
  4. Una volta rimossa la parola non ammessa, non sempre lo stato diventa subito Attivo. Potrebbe infatti accadere che la convalida non sia immediata. In questo caso però possiamo comunque capire se il problema è stato risolto, infatti lo stato cambierà da “In attesa della verifica del contenuto” a “In attesa del prossimo aggiornamento”. Molto probabilmente sarà necessaria qualche settimana perché la scheda torni attiva.

 

Compreso questo dobbiamo quindi procedere con la ricerca del termine “incriminato”. Purtroppo a volte non è così facile e immediato scovarlo. Mi sono trovato davanti a situazioni davvero assurde, in cui ad esempio la parola che provocava lo stato “Contrassegnato” era “bambini”. Sostituito questo termine con “bimbi” la scheda è tornata immediatamente attiva. Un’altra parola da evitare assolutamente, oltre a espressioni volgari o violente, è “Google”, presumibilmente proibita per proteggerne il brand.
Proprio per questo motivo, in alcuni casi l’unica soluzione è quella di rimuovere le informazioni inserite un po’ alla volta, aggiornare la scheda e verificare sempre lo stato.

Di seguito una scaletta delle cose da fare:

  1. Create una copia dei dati attuali (ad esempio, copiate in un editor di testo tutte le informazioni relative alla scheda).
  2. Rimuovete le informazioni un pezzo alla volta, e rinviate i dati aggiornati (ad esempio, se ritenete che il campo descrizione contenga qualche parola “proibita”, dovrete editare la scheda cancellando la descrizione, cliccare su conferma e verificare se ora la situazione è cambiata.)
  3. Ripetete questi due passaggi finché lo stato non cambierà.
  4. Una volta individuata la parola responsabile (attenzione perché a volte può essere anche più di una) potete inserire nuovamente le informazioni precedentemente rimosse…ovviamente tranne la “colpevole”!

 

Concludo facendo due piccole critiche a Google:

  • Se all’utente appare il messaggio “In attesa della verifica del contenuto” come mai dopo mesi e mesi questa verifica non ha luogo? Ho addirittura letto di un caso in cui nemmeno dopo 6 mesi le cose sono cambiate…
  • Perché Google non specifica quale campo della scheda dell’attività commerciale contiene l’espressione che provoca lo stato Contrassegnato?