12 marzo 2009 Andrea Vit

Un caso (risolto) di penalizzazione su Google

Le penalizzazioni sono sempre un tema molto caldo nell’ambiente SEO: a me piace vederle come una sorta di sfida contro Google, per capire quali sono le motivazioni dell’incantesimo maligno e applicare le contromosse giuste per eliminarlo :-)

È una situazione molto difficile e quasi sempre percepita come ingiusta da chi la subisce (l’immagine dell’arbitro Byron Moreno è emblematica :-) ) proseguendo nella metafora calcistica, è come essere espulsi dalle SERP. Per rientrare in campo bisogna scontare una squalifica, cercando di risolvere i problemi che hanno causato la penalizzazione.

Nel mese di dicembre mi sono imbattuto in un caso di penalizzazione da parte di Google che mi ha confermato ancora una volta come nella SEO sia necessario porre attenzione non solo ai fattori on page classici ma anche ad altri aspetti, relativi alla struttura dei contenuti e ad una progettazione a tutto tondo del sito web.

Il sito in questione fino al giorno 5 dicembre era ben posizionato nei motori di ricerca, per alcune parole chiave generiche con un buon volume di traffico. Da quel momento i posizionamenti e il traffico da motore di ricerca sono calati drasticamente per gran parte delle keyword. Ho cercato di capirne il motivo, seguendo questo schema:

1- Struttura del sito e punti critici
Un’analisi tecnica preliminare non evidenzia infrazioni clamorose delle linee guida di Google.

Non si trovano elementi di ottimizzazione SEO fraudolenti che rappresentano le classiche cause di penalizzazione, come ad esempio:

  • testo nascosto;
  • redirect sospetti;
  • spam o link a siti sospetti;
  • sovraottimizzazione dei testi;
  • strategie di link popularity un po’ troppo aggressive;
  • keyword stuffing.

 

Gli unici elementi della struttura del sito e dei suoi contenuti che posso essere ritenuti critici dal punto di vista del posizionamento sono:

  • più versioni linguistiche presenti tutte sul dominio .it;
  • presenza di un H1 abbastanza lungo (attorno ai 200 caratteri) su tutte le pagine del sito web;
  • menù a discesa realizzato in css, con circa 70 link a pagina;
  • l’home page e le pagine di primo livello presentano poco contenuto testuale univoco e di qualità, ma  soli link e anteprime di contenuti presenti su altre pagine.

 

Insomma l’impressione è che il sito poggi su una struttura di contenuti e informazioni non particolarmente solide, specialmente per le pagine più rilevanti, dove alcuni elementi testuali come H1 e link in pagina potrebbero in qualche modo svalutare la qualità del sito web.

Va detto inoltre che il sito in questione ha una forte anzianità di dominio (datato 1997) e gode di una link popularity solida e spontanea, quindi si possono escludere problemi di “gioventù”.

2- Test di verifica iniziali
A quel punto ho fatto alcune verifiche per comprendere se e quanto il sito fosse stato penalizzato.

1° test:
Verificare se le pagine sono presenti nell’archivio di Google
Esito:
Con site:nome dominio.it risulta che Google ha indicizzato i contenuti del sito web.

2° test:
Query su Google con il nome dominio
Esito:
Ricercando sia su Google che sui vari data center la query nome dominio.it, il sito risulta al primo posto.

3° test:
Query su Google con il brand
Esito:
Il sito in questione è presente con il nome dominio, con una pagina interna del sito web, con un rank davvero bassissimo (tra le 100ma pagina e la 500ma pagina).

4° test:
Verifica le keyword di ingresso degli utenti da motore di ricerca
Esito:
Pur registrando un calo drastico del traffico da motore di ricerca, il sito tuttavia mantiene ancora alcuni posizionamenti di long tail con dei contenuti interni del sito web.

Dai test ho dedotto che si trattasse di una penalizzazione più che di un ban, poiché Google mostrava ancora dei contenuti del sito web, sebbene la sua visibilità fosse stata praticamente annullata.

3- Calo del traffico
Ecco alcuni rilevamenti di traffico nel periodo considerato.

Traffico da posizionamento organico:

Traffico da organico per parole brand:

Il sito sparisce dalle SERP nelle ricerche per ‘nome brand’ ma non per ricerche brand complesse, come ad esempio nome dominio o nome brand + settore.
In questo caso il calo c’è ma non è così drastico.

Traffico da organico per not brand:

Il sito dunque mantiene alcuni posizionamenti di long tail, sebbene perda i posizionamenti di punta.

4- Dati di Google Webmaster Tool
Come si può vedere dal grafico sulle pagine scansionate giornaliere, vi è stato un picco di documenti analizzati (deep crawling), che ha preceduto la penalizzazione del sito web.

Segno che probabilmente si tratta di una penalizzazione algoritmica, avvenuta ni seguito ad un’analisi approfondita del sito in oggetto.

5- Attività correttive
Come attività correttive ho deciso di intervenire su tre ambiti: rafforzare la struttura dei contenuti del sito, dare testi e informazioni univoche e favorire un’attività di deep crawling da parte dello spider.

Per ottenere il risultato sperato ho deciso di:

  • eliminare l’H1 un po’ troppo lungo rendendolo con un’immagine;
  • inserimento di un titolo testuale e di una breve introduzione descrittiva (attorno ai 250 caratteri) per le pagine principali;
  • inserimento dell’attributo nofollow nei link meno strategici del menù;
  • separazione delle varie versioni in lingua in domini diversi con un piano di 301 appropriato, allo scopo di dare uno scossone al sito web.

 

A circa 7 giorni dalla messa on line delle modifiche, senza aver nemmeno effettuato la richiesta di riconsiderazione del sito a Google, il sito riappare nei risultati delle ricerche e dopo un paio di giorni di ‘assestamento’, riprende tutti i posizionamenti persi.

6- Considerazioni
Questo tipo di penalizzazione fa riflettere su una questione molto importante. Dal mio punto di vista, per avere un sito ben visibile in Google non è sufficiente che sia spiderizzabile e che siano ben valorizzati title e meta tag: è necessario porre l’attenzione su altri aspetti relativi alla struttura del sito e in generale alla sua progettazione.

Gli interventi correttivi eseguiti, infatti, non sono direttamente riconducibili ad una rottura delle linee guida per comportamento fraudolento, ma piuttosto di una progettazione con scarso interesse verso i contenuti e la struttura bilanciata del sito web.

Questo caso di penalizzazione sembra essere inflitto a causa di una certa somiglianza a siti spam: ovvero siti contraddistinti da contenuti di bassa qualità costruiti solo ed esclusivamente per il posizionamento organico.

L’eccesso di zelo di Google alla ricerca di siti spam o di bassa qualità è un argomento di grande interesse da parte della comunità SEO ed è un aspetto da considerare sia in fase di progettazione che in fase di analisi e stesura di una strategia di visibilità di un sito web.

Ci sono molti riferimenti in rete a penalizzazioni inflitte per sospette somiglianze a siti spam. Segnalo alcune risorse uscite di recente in alcuni post:

  • la penalizzazione #6, dovuta probabilmente ad una anomala crescita della link popularity;
  • la sandbox, che affligge domini di recente costruzione considerati di bassa qualità.

 

Se avete altre risorse utili da suggerire, lasciate pure un commento.

E per concludere…insomma….ancora una volta….il SEO non è solo keywords!!!!