17 dicembre 2018 Chiara De Nardi

#Natale2018

C’è chi lo odia perché è:

CONgestionato – giri e giri nel traffico per cercare il regalo più giusto e ragionato per ogni singola persona, e poi finire con la macchina stipata di spumanti e panettoni…

CONfuso – inizi il 1 dicembre ad aprire la prima casellina del calendario dell’Avvento con tuo figlio e, fra un turbine di recite, concerti, riunioni e chat su improbabili regali per i maestri, cena aziendale, cena delle ex mamme dell’asilo, brief last minute con consegna il 22 dicembre, finisci al 26 sera con l’ultima fetta di dolce in mano o con un dattero ripieno – che tanto cosa vuoi che sia un datterino, è giusto un boccone – a chiederti chi sei e perché lo fai: #Crisididentitàpostprandiale.

CONnesso – quest’anno so già che sarà un tripudio di Stories su Instagram e impallidisco: #Nonnafacciamociunselfie.

CONdito – millemilioni di calorie e fantastilioni di sensi di colpa posizionati tra la cintura e lo stacco di coscia: #LaCintura

CONsumistico – ma va là, tu sei matta a farti fuori la tredicesima con i regali di Natale: #Jesòpazzo

…insomma una sorta di CONgiura!

Non avete anche voi la sensazione che a Natale tutti i nomi che avete nella rubrica telefonica, anche quelli a cui quasi non associate nemmeno più un volto, saltino fuori e si materializzino sotto forma di gruppi WhatsApp “Cena di Natale 2018”?! #Panico

C’è chi lo ama perché significa:

CONforto – il caldo abbraccio del papà che, non importa se c’hai i tuoi 40 suonati, ma ti dice “Buon Natale ciccia” e tu senti che ogni cosa è tornata al suo posto: #scioglievolezza
CONdivisione – l’amica collega che, con entusiasmo contagioso, ti propone “Dai, facciamo il Secret Santa?!: #tiadoro
CONferma – è il momento in cui l’attenzione degli altri per noi, sotto forma di bigliettino, regalino o del suddetto spumante e panettone, ci dà conferma che la nostra misera esistenza ha un senso: #grazieperilpensiero #proprioquellochevolevo

C’è poi chi (come me) lo idolatra e si trasforma letteralmente nella quintessenza dell’elfo aiutante di Babbo Natale (ma di questo non dirò nulla di più ?).

Ogni anno al cadere delle prime foglie dorate e al comparire dei primi panettoni sugli scaffali del market sotto casa, le testate iniziano a titolare “Chi inizia ad addobbare casa con più anticipo, è più felice” o – per contro – “È nel mese di Natale che aumenta esponenzialmente l’uso di farmaci antidepressivi”.

L’importante a mio avviso è che, qualsiasi attributo vogliamo dare al Natale, inizi sempre con la preposizione “CON”.

CON è una preposizione che esprime una qualsiasi forma di relazione con qualcuno o con qualcosa” (Garzanti linguistica)

Perché il Natale, a prescindere che lo si odi o lo si ami, indipendentemente dal credo e dalla parte del mondo in cui viviamo, è quel momento in cui, più o meno consciamente, facciamo un bilancio delle nostre relazioni.

Della relazione con noi stessi, dandoci un’opportunità per “rinascere” o quantomeno per migliorare, dato che il Natale ricorda e celebra una “famigerata” nascita.
“A Natale puoi…” risuona nelle nostre teste appena si accendono le prime luci di festa
A Natale puoi: rinascere bambino, stupito e festoso che addobba l’albero, rinascere felice di donare e donarti, rinascere grato di quello che hai.
A Natale puoi, alzare l’asticella dei tuoi obiettivi e delle tue aspettative verso te stesso.E della relazione con chi ci sta intorno: la famiglia, gli amici, i colleghi, i conoscenti.
Puoi alzare l’asticella anche delle aspettative verso gli altri o, al contrario, prendere quello che di buono sanno regalarti.

E che sia allora anche quest’anno un tripudio di bolliti e brasati, di datteri, mascarpone e mandorlati.

Ma che sia all’insegna del CON.

Perché è CON gli altri che il Natale diventa tale.
E questo “CON” non lo racconta nessun #.

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