22 febbraio 2008 Marco Conte

SES Londra 2008: la giornata conclusiva.

Logo SES 2008

La terza e ultima giornata del SES Londra si apre con una delle sessioni più attese, il consueto Meet the Crawlers, dove alcuni rappresentanti dei motori (in questo caso Google, Ask e Live Search) espongono una breve presentazione e rispondono alle domande del pubblico.

Come mi è già capitato di notare in altre occasioni, la sessione è spesso anche una delle più deludenti e questa purtroppo non fa eccezione! Non è che mi aspetti di carpire chissà quali segreti, però nemmeno ho gradito sentire un’introduzione al pannello di Google Webmaster Tools, che penso tutti in sala conoscessero a menadito! Anche le risposte alle domande del pubblico sono state piuttosto generiche. L’unico modo per raccogliere informazioni interessanti in queste occasioni è ascoltare le domande poste in privato ai relatori, a fine sessione: lì si sbottonano molto di più.

Ecco invece il resoconto delle altre conferenze a cui ho assistito:

Dynamic Websites: beyond the Basics

Una sessione piuttosto ostica e impegnativa, ma molto ricca di contenuti. A renderla più gradevole hanno contribuito l’oratoria frizzante e lo sgargiante completo rosso di Mikkel deMib Svendsen, direttore creativo della danese deMib, l’aria da guru e la barba lunghissima del belga Ralph “Fantomaster” Tegtmeier, un superesperto di cloaking e altre tecniche di posizionamento borderline.

Il primo ha sottolineato come ai motori non importi molto l’architettura che sta sotto al sito (database, cms, ecc), quello che conta è l’output, che deve essere quanto più semplice e leggibile possibile. Il suo consiglio è di creare una sorta di livello intermedio tra le pagine dedicate agli utenti e la tecnologia di backend del sito, un livello creato appositamente allo scopo di facilitare la lettura ai motori, ad esempio con l’uso dell’url-rewriting o di database temporanei di “semplificazione” dei parametri.

Il secondo si è invece soffermato sull’importanza di monitorare e gestire accuratamente i link interni ad un sito, essenziali per la diffusione del Page Rank all’interno del sito. Dopo aver presentato alcuni modelli di struttura possibili, ha mostrato una case-history di un suo cliente. Da notare che i suoi tecnici hanno anche realizzato un tool per calcolare autonomamente il Page Rank reale dei loro siti, basandosi sul brevetto di Google!

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Beyond Linkbait – Getting Authoritative Online Mentions

Sul tema del link baiting è di nuovo deMib Svendsen a tenere banco, con un intervento ancora più scoppiettante del precedente. Parafrasando il famoso concetto “the content is king”, Svendsen lo trasforma in “link is king”, perché senza link anche i contenuti migliori non saranno mai visibili. Elenca quindi una serie di tecniche che vanno dallo spam puro alle migliori pratiche di link building, in particolare insiste sul cercare di trasformare i propri utenti in SEO attivi: l’obiettivo è che ognuno di loro porti almeno un link al sito: obiettivo raggiungibile, dice lui… mah!

Alan Webb di Abakus.de fornisce invece una sua personale classifica dei contenuti in grado di attrarre link: ai primi 3 posti inserisce i tools, i concorsi divertenti e i giochi online. Brian Turner di Britecorp sottolinea invece come la possibilità di ottenere link passi per il coinvolgimento attivo degli utenti: l’azienda deve diventare un punto di riferimento, un aiuto per i propri clienti.

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Big Site, Big Search

Conferenza molto teorica, dedicata all’ottimizzazione di grandi siti appartenenti a grandi compagnie: si parla di organizzazione aziendale più che di SEO.

Le indicazioni fornite dagli speaker sono tutto sommato concordi e si concentrano su alcuni punti in particolare: definire obiettivi ed aspettative chiaramente, coinvolgere ed educare sia il management che le risorse operative, creare un team SEO trasversale che interagisca con i vari reparti interni, identificare degli “evangelizzatori” sensibili all’argomento SEO all’interno delle diverse aree aziendali. Obiettivi che spesso sono tutt’altro che semplici da realizzare, come ammettono gli stessi oratori (uno di loro paragona il compito alla fatica di Sisifo, costretto ogni giorno a riprendere da capo il proprio lavoro!  )

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Brand and Reputation Management

Nell’ultima sessione del SES ho potuto seguire, per questioni di tempo, solo l’intervento di Nan Dawkins di Serengeti Communications. Ha sottolineato come i risultati nei motori, negativi per la reputazione aziendale, siano solo un sintomo dei problemi dell’azienda e non la causa. Quindi inseguire la pulizia dei risultati, lavorando per cercare di spingere in basso i commenti negativi, può essere molto dispendioso e inutile, se non si risolvono i problemi che ci sono dietro. Sul lungo termine è più conveniente cercare di ascoltare i propri consumatori e fornire loro dei motivi per parlare bene dell’azienda.

In generale sono rimasto molto soddisfatto da questo SES. Quasi tutti gli interventi che ho seguito sono stati caratterizzati da una grande concretezza: molte informazioni, poche chiacchiere inutili, praticamente nessuna autopromozione aziendale. A questo si aggiunge un’organizzazione molto efficiente, che ha dedicato particolare attenzione alla puntualità e al rispetto dei tempi degli oratori (del resto, eravamo a Londra… ). Speriamo che sia di buon auspicio anche per l’edizione di Milano, che si terrà a maggio. Staremo a vedere!