23 febbraio 2007 Martina Galea

TSW intervista la professoressa Liliana Albertazzi

Nel 2004 TSW ha contattato la professoressa Liliana Albertazzi, docente presso l’Università di Trento, Facoltà di Scienze Cognitive, per instaurare una collaborazione che continua ancora oggi. L’obiettivo dell’incontro tra la nostra azienda e il mondo accademico era quello di tentare di analizzare alcuni aspetti linguistici e cognitivi implicati nel Search Marketing, con lo scopo di migliorare la ricerca e i risultati in questo ambito.

Buongiorno professoressa, e benvenuta nel blog TSW. Partiamo dagli inizi: nell’ambito del SEM, come si può affrontare la questione della ricerca, del trasferimento e del rinvenimento dell’informazione nella rete web da parte di chi opera nel campo del branding?

La competizione esistente nel mondo del web implica la necessità di capire il funzionamento cognitivo della mente dei navigatori che, da questo punto di vista, sono potenziali clienti e, poiché la ricerca nei motori si svolge mediante stringhe di ricerca linguistiche, diventa assolutamente fondamentale riuscire ad analizzare la struttura cognitiva di questo medium di comunicazione. Infine, è importante capire come debba essere organizzato l’artefatto che permette la comunicazione, ovvero il Motore di Ricerca stesso, per potersi adeguare ai processi cognitivi che regolano la ricerca stessa.

Quali sono stati i primi risultati raggiunti grazie a questa collaborazione?

Il rapporto tra TSW e la nostra università ha recentemente portato i primi frutti: si tratta di tre tesi i cui argomenti si inseriscono perfettamente nelle tematiche caratterizzanti le Scienze Cognitive, e nello specifico l’indirizzo applicativo della nostra facoltà (per maggiori informazioni sulle tre tesi, è possibile leggere i post realizzati dalle tre studentesse interessate, ovvero Mariangela Balsamo, Serena Zeni e Michela Battocchio).

Si cosa si è basato e come si è sviluppato il rapporto di collaborazione con TSW, tenendo conto del fatto che era necessario far incontrare azienda e mondo accademico?

Uno dei pregi della situazione, dal mio punto di vista di docente e di ricercatore, è stato quello di fare affrontare ad alcuni dei miei studenti un problema complesso, che è stato analizzato secondo diversi aspetti dai singoli candidati, ma secondo un’impostazione teorica comune, data sostanzialmente dalle proposte della Grammatica Cognitiva. Il modello teorico adottato, infatti, è stato quello di un approccio cognitivo alla semantica del linguaggio naturale, secondo cui le sue strutture non sono auto-contenute, ma fanno riferimento a moduli esterni al linguaggio stesso, ovvero all’informazione elaborata sia in base alle diverse modalità sensoriali, sia all’interno delle diverse culture di riferimento. Il problema fondamentale della ricerca è dato dal fatto che non esiste letteratura accreditata in merito, a parte i report individuali di persone operanti nel settore, e che l’apparato categoriale in cui inserire la trattazione dei singoli problemi dovesse essere concepito ex novo.

Su quali argomenti vi siete concentrate durante le ricerche?

Gli argomenti specifici affrontati nelle tesi sono stati le caratteristiche degli artefatti cognitivi, come si venga a formare la stringa di ricerca a livello cognitivo e di rappresentazione mentale, ed infine quale siano il dominio concettuale dei termini impiegati nella ricerca e quali le conseguenze della sua applicazione. Per lo sviluppo degli elaborati le candidate hanno dovuto affrontare diverse questioni, tra cui quale sia la struttura di un contenuto mentale e come esplicitarla, poiché al momento di operare una ricerca lo stesso utente potrebbe non avere ancora del tutto chiari i termini della sua operazione (e quindi per poterne far uso nella costruzione di un sito Internet); quali debbano essere le caratteristiche di un artefatto cognitivo (per facilitare, semplificare e finalizzare la ricerca da parte degli utenti e impedirne il sovraccarico cognitivo); quale sia la struttura cognitiva delle costruzioni grammaticali maggiormente usate dal navigatore (per comprendere la sottostante concettualizzazione delle persone che l’hanno prodotta e che ne fanno uso e poterne tener conto nella costruzione di siti web).

Senza entrare nel dettaglio di ogni singola tesi, dato che è possibile leggere gli abstract nella sezione Approfondimenti del sito TSW, a quali conclusioni siete arrivate nel corso della ricerca? Prevedete altre attività in questo senso, seguendo i percorsi tracciati fino ad ora?

Le tesi, oltre a far luce sulla complessità dei problemi affrontati, hanno evidenziato alcune strade da percorrere per sviluppare e migliorare la ricerca intrapresa. Il valore di un elaborato, infatti, consiste anche nella sua capacità di evidenziarne i limiti intrinseci e le prospettive aperte.
La collaborazione con TSW continuerà in relazione alle richieste che verranno dai futuri studenti delle mie discipline, e ce ne sono già in lista. I temi che verranno affrontati, di volta in volta, rispecchieranno gli interessi e le motivazioni dei singoli studenti, che sono i primi a dover manifestare il desiderio di impegnarsi nell’analisi di questi problemi. Spero inoltre che possa continuare la collaborazione con alcuni colleghi e collaboratori all’interno della Facoltà, interessati al problema dal loro punto di vista disciplinare, come è stato nel caso di Stefano Bussolon o Fabio Del Missier. Da parte mia rimane la disponibilità alla collaborazione con la TSW, che spero sia fonte di sollecitazioni alla ricerca nel campo del rapporto esistente tra semantica, teoria dell’informazione e nuove tecnologie. Da questo punto di vista, auspico che TSW trovi sempre nuove forme di sostegno e di aiuto per i tirocinanti e che si possa realizzare, in questo campo, una vera e propria ricerca di psicologia applicata, come è nel DNA della nostra Facoltà a Rovereto.

Ringraziamo la professoressa Albertazzi per la disponibilità e confidiamo di poterla ospitare ancora nel nostro blog.