6 novembre 2006 Miriam Bertoli

Workshop allo IAB Forum, apriamo la discussione?

Venerdì sera abbiamo consegnato al moderatore, Mauro Lupi, la presentazione per il workshop dello IAB Forum di giovedì. Il tema è ‘Web 2.0 e search marketing’.

Quando ho saputo che sarebbe toccato a me intervenire nel workshop sul search, ho pensato:

1) bene, ottima opportunità (e in ottima compagnia!)

2) perché proprio alle 17.30 del secondo giorno???? Beati gli ultimi…

3) ora ci vuole qualcosa che motivi a rimanere dopo due giorni interi di sorrisi e strette di mano e case e advertising e…

Comunque. Mentre rivedevo la versione definitiva, riflettevo sul termine ‘definitiva’. La presentazione, come la maggior parte dei contenuti che produciamo, nasce dal lavoro di più teste. In particolare, a questa hanno pensato Marco, Lucia, Silvia e Roberta, oltre a me.

Il format del workshop prevede una parte finale di discussione, ma ho pensato, perché non aprirla già da qui?

Mi piacerebbe che in questi giorni cominciassimo una discussione, da continuare vis-à-vis a Milano, e poi riprenderla on line.

Una prima parte è dedicata a una ministoria del SEO/SEM, dalle origini ai giorni nostri. Da Altavista e 50.000 doorpages a 100 euro, passando per l’attenzione al contenuto e alla link popularity, alla nascita del pay per click. Questa prima parte c’è perché ad un appuntamento come lo IAB ci saranno gli addetti al lavoro del SEO/SEM, ma anche responsabili marketing o professionisti provenienti da altre aree del web marketing che possono trovare utile una intro.

Si riprende la storia, arrivando ad un caso di vita (la mia, nella fattispecie). Non svelo il caso, ma è un tipico comportamento di integrazione tra off line (leggo una notizia sul giornale, in treno) e poi approfondisco on line (passando da un motore di ricerca). Trovo informazioni che sono quasi completamente generate da utenti. Intendo dire, anche se la notizia riguarda un noto marchio automobilistico, la voce aziendale non compare. E quando il contenuto che compare nella pagina di risultati non è generato direttamente dagli utenti (chiamiamoli consumatori, o insomma, persone comuni), è comunque aperto e incoraggia i commenti.

Chi si occupa di search marketing fa i conti anche con questo. Dicono che si chiami Web 2.0. Termine stra-citato, gonfiato per farci stare sotto più loghi possibile, dicono che potrebbe scoppiare. Non credo, forse scoppierà chi lo usa per galleggiare tronfio più che per navigare. Comunque, cerco di darne una definizione partendo da una serie di definizioni autorevoli date da altri.

E il SEM? Diventa search marketing, cioè passa in secondo piano la tecnologia (il motore è un mezzo, non il fine) e passano in primo piano le voci e i bisogni. Da qui, l’importanza di integrarlo con i social media. Di pensare al contenuto in modo allargato e polverizzato nella sua produzione, non centralizzato. E quindi di ottimizzare partendo dalla reputazione aziendale, dai nuovi tipi di contenuti e dalla partecipazione. Di valorizzare il link come passaggio di valore sia strettamente legato al posizionamento sui motori, che come filo per creare relazioni e quindi ampliare la conversazione. Parlerei di SeM 2.0, da presenza (visibilità) a partecipazione.

Ecco, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate, cominciamo?