Ricerca qualitativa nel contesto aziendale: la ricerca della qualità

Quando si effettua il salto dalla ricerca accademica pura a quella del mondo aziendale, ci si ritrova inevitabilmente a iniziare ogni frase con un timido:

Chiaro… non è la stessa cosa.

Ed è vero. Non è la stessa cosa. I ritmi, l’organizzazione, i metodi e gli obiettivi hanno inevitabilmente un taglio diverso nelle due realtà. Se dovessimo rappresentare questi due mondi attraverso un diagramma di Eulero-Venn, avrebbe questa rappresentazione molto qualitativa e infinitamente arbitraria:

diagramma-accademia-azienda

Naturalmente, la diversità in questo caso può propagarsi in diverse direzioni e avere diverse polarità sia in meglio che in peggio, con tutti i dovuti asterischi ed eccezioni del caso. Il contesto aziendale, salvo casi particolari, non nasce con lo scopo primo di fare ricerca scientifica, ma spesso, fortunatamente, la ricerca che si svolge è basata su assiomi e metodologie di derivazione accademica. Ecco che quindi tutto diventa come una relazione amorosa, tutto diventa un gioco di compromesso tra idealismo e pragmatismo, tra rigore indiscutibile e flessibilità applicativa. Istintivamente, quando si parla di compromesso, viene da pensare a due posizioni di cui tendiamo a considerarne una positiva e una che, invece, vediamo negativa, con cui cercare un punto di contatto, senza tuttavia collidere. Non in questo caso però. Questa volta tutti gli agenti in gioco hanno una connotazione positiva. Il rigore è necessario per produrre risultati replicabili, veritieri, confutabili perfino. La flessibilità è una virtù altresì importante. Il controllo ossessivo delle variabili conduce a risultati solidi, ma un eccesso può rinchiuderli in una bolla laboratoriale. Al mondo servono idealisti, senza i quali vivremmo di istinto, e allo stesso mondo servono pragmatisti, capaci di riportare i primi a terra, capaci di tradurre le idee in fatti, i concetti in azioni.

Raggiungere la qualità: un percorso fatto di ricerca, lungimiranza e qualche conflitto

TSW ha una ricetta non scritta, che determina l’equilibrio delle parti, cui si arriva con passione, dedizione e sì, anche conflitto. Se da una parte ci sono le tempistiche strette e le richieste più disparate, dall’altra c’è un team di ricerca e, più ampiamente, un team chiamato TSW, che lavora continuamente per il perseguimento della qualità. Solo così ci possiamo differenziare e portare vero valore alle realtà che ci scelgono. Se necessario, lungo il percorso, ci saranno anche momenti in cui dobbiamo dire di no. Quel “no” rappresenta la quintessenza del nostro modo di lavorare. Rappresenta il nostro modo di ascoltare, come un amico sincero che, all’occorrenza, si rifiuta di assecondare qualcosa che non ritiene essere la strada migliore, per poi subito suggerirti un percorso alternativo, più audace, più folle e, al contempo, di maggiore valore. Ci vogliono lungimiranza, intelligenza e coraggio per investire sulla qualità. Qualità non è un’amica semplice. Non ti asseconda. Ti accompagna sì, ma vuole sempre, immancabilmente, avere l’ultima parola e come un’amica schietta, non tutti la vogliamo nella nostra vita, non tutti siamo pronti ad ascoltare. Eppure, nessuno, nessuno mai, pubblicizzerà la non qualità. Non esiste nemmeno una parola per definire chiaramente l’assenza di qualità. Si possono solo usare negazioni, assenza di attributi, termini dispregiativi – e no – quantità non è contrario di qualità, è più complicato di così.

Questo è dunque quello che ho trovato in quel piccolo grande balzo che ho fatto passando dall’università all’azienda. Equilibrio tra fretta e calma, tra rigore e realtà, tra profitto e valore… in altre parole, “qualità”.

Quindi da oggi come possiamo iniziare quella maledetta frase? Forse, in verità, è molto più semplice del previsto perché:

Chiaro… non è la stessa cosa. Ma…

 

29 maggio 2020 Luca Artesini

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